lunedì 13 dicembre 2010

Nel settembre del 2004 la Puglia era un feudo delle destre,il ripiegamento verso la propria sfera privata sembrava l’unico rifugio possibile per sfuggire alla tentazione di farsi assorbire da un sistema culturale ancor prima che politico e sociale omologante ed umiliante per chi non poteva o non voleva aderirvi.Le ultime esperienze di autogestione dal basso e di riappropriazione di spazio per un sé comune abbandonato erano state spazzate via da una classe dirigente e di partito spesso di sinistra che “doveva” sgomberare per presentarsi pulita all’appuntamento centrista. E’ in questo torvo scenario che un gruppo di giovani decide di occupare un casale abbandonato nell'immediato entroterra di Molfetta, in una zona destinata a diventare un quartiere residenziale. Gli occupanti provenivano da diverse esperienze (squatter giramondo, ex occupanti del CSOA Colonia Liberata, attivisti anarchici ed ecologisti, lavoratori e studenti) e rivendicavano vari bisogni: la mancanza di alloggio, le necessità di trovare uno spazio sicuro ed adeguato per alcuni cani randagi, la difficoltà di trovare spazi liberi e indipendenti da logiche istituzionali o pseudo tali,la voglia di ripensare ad un nuovo rapporto con la propria terra senza essere strangolati dal cemento e dallo smog.Subito, con entusiasmo, si procedette ad attuare alcuni lavori di ristrutturazione, di sistemazione del verde circostante e migliorie varie, parallelamente all'avvio di attività teatrali, culturali, enogastronomiche e feste di autofinanziamento. Ma, dopo neanche un mese di occupazione, si è presentò una squadra di ruspe e bulldozer, coordinati dall'Amministrazione Comunale, che rase al suolo il casale.Senza perdersi d'animo ci rimboccammo le maniche: riciclando materiali abbandonati (tufi e porte recuperati dalle "macerie" del casale, lamiere, teloni di camion, vecchie impalcature, ecc.) costruimmo alcune baracche per i bisogni degli occupanti ed un " tendone" per ospitare spettacoli, feste e concerti,ma c’è sempre chi sa come trasformare un sogno in macerie,e così a causa della cementificazione selvaggia dell’agro molfettese,fummo costretti con enormi sforzi ad emigrare e ripartire nel cuore di Lama Marcinase tra i capannoni industriali ed i nuovi centri commerciali  (impiantati dove prima regnava la natura),riuscendo nuovamente a ri-tramutare delle macerie in sogni.In 6 anni di esistenza, oltre alle centinaia di concerti di band italiane e non a contributo minimo ed irrisorio,abbiamo promosso diverse campagne e iniziative, fra cui per citarne solo alcune:azione antifascista,sensibilizzazione sulla vivisezione ,la"Fiera delle autoproduzioni"creata ed esportata,contro informazione e presidi anti CIE ed anti repressione,campagne a sostegno dei compagni in carcere,creato un Gruppo d'Aquisto Solidale,uno studio di registrazione,un giornale “Fuorionda”, proiettato film, corti e documentari e organizzato alcuni eventi teatrali(Antonio Rezza su tutti). Inoltre siamo diventati un punto di riferimento per molte persone sensibili al problema del randagismo, in quanto i "nostri" cani diventati oggi più di 40 sono ben curati, puliti e cibati e usufruiscono di ampi recinti e spaziose e confortevoli cucce, ovviamente autocostruite.Tutto questo senza alcun aiuto dalle istituzioni(anche quelle sinistrose),con il contributo libero e volontario di ognuno ed a spese zero per la collettività,puntando solo sulle nostre forze(mai retribuite) e su chi ci sostiene.Nel settembre 2010 la Puglia non è più per fortuna un feudo delle destre, si autodefinisce “migliore”,intorno a noi però vediamo ancora troppe risorse pubbliche per la cultura e socialità giovanile buttate al vento o destinate a poche e vecchie realtà “elettoralizzate” e già finanziate(i caimani della cultura di sinistra e non), invece che esser riconosciute finalmente a coloro i quali spetta di diritto per il continuo e decennale impegno profuso nel settore senza aiuti dall'alto(l’esatto contrario dei Bollenti Spiriti evocati ,vedi La Cittadella degli Artisti a Molfetta),lager di stato come i CIE che non vengono neanche messi in discussione e la generale volontà di ammansire e rinchiudere le esperienze di autogestione e liberazione collettiva all’interno di contenitori ben delimitati politicamente e culturalmente(ristretti in modo tale da non poterne mai uscire veramente), per questo spesso belli ma vuoti,autoreferenziali o virtuali (come spesso sa essere virtuale la politica di palazzo),che in-seguono i movimenti solo nel linguaggio ,nei quali alcuni si sono inseriti salendo oggi a piè pari sul carro dei vincitori.Noi rivendichiamo invece la nostra indipendenza ed autonomia di pensiero rispetto a questi tentativi “pastoralizzanti“(scelta che dalla nostra nascita oltre alle molte difficoltà procurate, ci ha consentito di (r)esistere uniti navigando diritto con qualunque vento politico spirasse),senza rinunciare al dialogo produttivo sulla questione della difesa dei diritti fondamentali,anche consapevoli (oggi più che mai) che il nostro nemico principale risieda sempre nella destra fascista e capitalista ed alla speranza(vana?) di segnali ,per una decisa correzione di rotta verso una vera puglia migliore,non in superficie,più giusta,quindi realmente diversa.Oggi spegniamo le nostre 6 candeline insieme ai compagni dei nuovi spazi occupati nati nel frattempo sul territorio ed a quelli di tutte le realtà libertarie presenti nella Puglia in movimento ed in tutto il paese,ai singoli giovani,adulti/e e bambini/ed animali di tutte le razze che ci sostengono e che credono davvero ed ancora in un mondo migliore possibile!
FedeRicO

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